Diablo ottiene 9/10 nel giudizio della redazione di The Games Market.
C'era una volta
Diablo il dungeon crawler più bello di sempre
di Simon Larocca·30 ottobre 2023
Da un nome, deriva un destino.
Se ti chiami Blizzard, come la
devastante magia d’attacco di ghiaccio in un universo fantasy, e sei la casa di
produzione dell’Action Rpg che ha rivoluzionato, non puoi che essere destinata
a fare grandi cose.
E per grandi cose, intendiamo Diablo.
Quando uscì il gioco, nella notte
di Capodanno del 1996, colui che sta scrivendo in una caverna circondata da
letali scheletri viventi aveva appena quindici anni, e rimase incantato
dall’intro cupa e tenebrosa che accompagnava il gioco: la capanna abbandonata
nella brughiera nebbiosa, il corvo che gracchiava foriero di morte e
distruzione e il Fato oscuro di una terra ghermita dai non-morti guidati da
Diablo, Signore degli Inferi. Quel giorno, decisi che non avrei trascorso la
fine dell’anno nel solito modo, così mi gettai a capofitto nei dungeon
isometrici architettati da David Brevik,
il papà creativo di Diablo.
Diablo segnò uno spartiacque
importantissimo perché diede nuovo lustro a un sottogenere che andava per la
maggiore negli Anni Ottanta, il cosiddetto “dungeon crawler”, un must in
Giappone, inspiegabilmente bistrattato o perlomeno con fortune alterne in
occidente. Fondamentalmente, si tratta di esplorare dungeon labirintici,
ammazzare mostri e guadagnare tesori, per poi rinforzarsi in città e tornare a
combattere, livello dopo livello.
Diablo riprende questo concept,
molto caro a pietre miliari come l’iconico Eye
of The Beholder scuola Amiga (ma di matrice Ms-Dos) e il bellissimo Baldur’s Gate, e lo innalza grazie a un
sistema di crescita del personaggio semplice da imparare e soddisfacente dal
punto di vista della personalizzazione; inoltre ogni livello, dalla
caratteristica visuale isometrica, viene generato ex novo tutte le volte che
giocheremo, aumentandone sensibilmente la longevità.
Ciò che rende esaltante e
intuitiva la partita a Diablo è l’uso fondamentale e intelligente del mouse,
periferica con la quale è possibile fare tutto, o quasi, giocando al capolavoro
Blizzard.
Parliamo di fantasy. Dark
Fantasy, per la precisione, ispirato al gioco di ruolo classico dove carta,
penna e la fantasia sono tutto ciò che serve per iniziare a viaggiare in mondi
pieni di pericoli e avventure.
Giocando insieme.
Diablo non ci fa mancare nemmeno
questo aspetto, dandoci la possibilità di assemblare il nostro party con gli amici
e scendere nelle profondità di caverne, catacombe e l’inferno stesso,
combattendo spalla a spalla con il clangore delle armi a riecheggiare nelle
orecchie.
Un roguelike con stile e personalità, dunque, e non potrebbe essere
altrimenti: il gioco ha generato tre seguiti, di cui uno, grandiosamente
gotico, tutt’ora sulla cresta della onda nella comunità on line di tutto il
mondo. Chi ha trascorso tante ore di gioco su Diablo II, per esempio, si
ricorderà il Battle.net, gestito direttamente dalla Blizzard e che connetteva
giocatori da ogni continente in quella che, di fatto, fu la prima embrionale
versione di una community di gioco on line.
Diablo, come tutte le opere magne
pensate per durare e stimolare la creatività, crebbe a livello di universo,
espandendosi in altri media che ne approfondirono tematiche e trame. Questo
permise ai fan di entrare nel vivo delle storie, calandosi nei dungeon con
maggiore consapevolezza del world building pensato dai creator. Sangue, ferite
e colpi di spada sono realistici e ritornare nel mondo di superficie ancora
interi per riposare e vendere i tesori duramente guadagnati sarà sempre più
difficile. E
gratificante.
Il conflitto tra Bene e Male
viene reso splendidamente in questo dungeon crawler che ha fatto scuola, e anche
oggi l’ombra di Diablo è viva più che mai nei cuori dei giocatori, quindi non
resta che imbracciare spada e scudo e andare alla sua ricerca.
Venite con me?
9
Pro
Pietra miliare nel suo genere, fissa nuovi, ed elevati, standard per gli hack’n slash isometrici
Dungeon generati proceduralmente, cupi e immersivi per un’esperienza unica
Stimolante e incredibilmente longevo in multiplayer
Contro
A volte i livelli sono un po’ ripetitivi, nonostante tutto
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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