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Rise of the Ronin
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Rise of the Ronin

di Simon Larocca28 febbraio 2024

Il Giappone è uno dei pochi luoghi al mondo dove sai di poter ambientare qualsiasi tipo di storia, consapevole del fatto che farà quasi certamente presa sul pubblico. Vuoi per le sue peculiarità storiche e folkloristiche, vuoi che il Sol Levante ha saputo da sempre toccare le corde più vibranti dei videogiocatori, ma anche degli appassionati di cinema, anime e serie tv, sta di fatto che nessuna nazione come questa riesce a incanalare al meglio la fantasia di sviluppatori e creativi.
Forse il Team Ninja, poliedrica squadra (è il caso di dirlo!) di sviluppatori che ha riportato ai suoi antichi fasti arcade Ninja Gaiden e ci ha recentemente deliziati con Wo Long: Fallen Dinasty, ha pensato che non sarebbe stato affatto male ambientare il loro prossimo gioco in uno dei periodi storici più critici del "nuovo" Giappone, riportando in primo piano quella che è la figura maggiormente emblematica della terra creata dagli dei Izanami e Izanagi: il Samurai.
Titoli dedicati a samurai, ronin e duelli al tramonto con i petali di ciliegio che si posano poeticamente sulle spalle dei contendenti ne abbiamo visti a bizzeffe negli ultimi anni, ma che dico decenni, senza farci mancare incursioni 2D a scorrimento e magnifici open world dove l'ibridazione storico-folkloristica ha raggiunto vette piuttosto elevate: mi riferisco ovviamente a quel Ghost of Tsushima del 2020 che di fatto si insediò nel palazzo reale del genere action-adventure come pietra miliare e termine di paragone per tutto ciò che sarebbe arrivato dopo.
Ed è proprio Rise of the Ronin, titolo in uscita il 22 marzo 2024 per PlayStation 5, quel tutto ciò che arriverà dopo. Team Ninja affila le spade da molto tempo per arrivare preparato alla lotta.
Le prime differenze sostanziali riguardano l'epoca in cui sono ambientati i due titoli: se GoT puntava i fari sul tredicesimo secolo del Giappone, funestato dalle invasioni mongole e i tentativi di assoggettare una terra così appetibile per gli eserciti stranieri, Rise of the Ronin ci fa fare un salto temporale di quasi seicento anni.
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Scelta non solo coraggiosa ma anche determinata dall'esigenza di prendere le distanze il più possibile dal suo illustre predecessore, così da calare i videogiocatori in un contesto che potrebbe ricordare vagamente Ghost of Tsushima e allo stesso tempo diversificarsi da esso.
Senza andare troppo nel dettaglio, questo periodo storico fu cruciale per il destino del Giappone, in quanto devastato da guerre civili interne e la disgregazione progressiva del sistema feudale: la fine dello shogunato dei Tokugawa, certo, ma soprattutto l'apertura definitiva verso l'Occidente, con tutto ciò che ne sarebbe conseguito.
Se avete mai visto il film L'ultimo Samurai, sapete di cosa sto parlando.
Ma politica e modernizzazione, più o meno voluta, non sono gli elementi cardine di Rise of the Ronin, per fortuna. Il gameplay visto nel trailer sembra molto promettente e gli scenari si fregiano di un'aura suggestiva e fotorealistica, non potrebbe essere altrimenti vista la macchina che lo fa girare.
Intrigante anche la promessa di scelte multiple e cruciali per il dipanarsi della trama principale e anche le numerose quest secondarie implementate nel gioco: se gestite con lungimiranza e un buon livello di sceneggiatura, potrebbero essere la chiave di volta del titolo dei Team Ninja.
Un'altra differenza secondo me fondamentale è la scelta di introdurre nel mondo dei samurai anche la presenza dei ninja, figure leggendarie e molto amate da chiunque abbia un minimo di passione per la cultura pop: assassini letali e presenze ricche di fascino, i ninja dovrebbero essere parte integrante del gioco e la contrapposizione tra il Bushido, il codice d'onore dei samurai, e il Ninjutsu, che invece si basa sulla concezione di vittoria da ottenere con qualsiasi mezzo e il più in fretta possibile, utilizzando senza remore i metodi e le tecniche più subdole ed efficaci, sarà di sicuro una freccia, o meglio uno shuriken a disposizione di Rise of the Ronin.
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Simon Larocca

Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.

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