Galaga, lo sparatutto migliore di sempre?

Galaga, lo sparatutto migliore di sempre?

C'era una volta

di Simon Larocca

20/01/2026

Uno sparatutto che si rispetti, dall’alba dei tempi dei gloriosi cabinati arcade mangiasoldi, riesce a coinvolgere quasi tutti i sensi del giocatore, testa e cuore votati verso un unico obiettivo: trasportare la mente in uno spazio virtuale infinito costellato di corpi, stelle, luci e suoni che, dopo la prima partita, non si dimenticano mai più.

Questo è Galaga, il grande capolavoro di Namco del 1981.

Complice certamente l’epoca in cui è uscito, devota al minimalismo concettuale sia per filosofia che per ovvie limitazioni tecniche nello sviluppo videoludico di quegli anni, Galaga rappresenta in pieno tutto ciò che chi ama il videogioco nella sua essenza più pura ricerca da sempre: ritmo fluido e sfidante, grafica semplicissima ma curata, una vivace intro sonora che strizza l’occhio alle sonorità Anni Ottanta con pungolamenti orecchiabili che, durante la partita, catapultano nel vivo dell’azione: era una regola non scritta negli arcade del secolo scorso, quella di farvi venire l’ansia un momento sì e l’altro pure grazie a contrappunti sonori incalzanti!

Sequel di Galaxian, Galaga ne espande le meccaniche di gioco, pur mantenendo l’idea di base, ovvero sconfiggere i nemici evitando di farci annientare dalla loro pioggia costante di bombe. Le truppe nemiche si presentano in formazione nella parte alta dello schermo, ogni fila è composta da alieni di forma e colore diverso, dietro le quali si celano quelli che, se fossimo in un fantasy epico, definiremmo alfieri, ovvero i signori della guerra che tirano le fila dell’esercito nemico. Il nostro avatar si può muovere solamente in orizzontale, da destra a sinistra: l’arma migliore che avremo a disposizione è un’attenta pianificazione dei movimenti e lo studio dei pattern alieni: quando io e mio fratello giocavamo al cabinato di Galaga nel classico bar del quartiere, il briefing iniziale prevedeva sempre di osservare le partite altrui per memorizzare come e quando si muovevano gli insetti sullo schermo, così da evitare il drammatico Game Over nei primi quindici secondi di gioco: storia vera, purtroppo.

Virtualmente infinito, Galaga è conosciuto per una celebre implementazione nel gameplay: vi ricordate gli alfieri menzionati poc’anzi? Ecco, questi antipaticoni rompono le fila delle formazioni nemiche per volteggiare in nostra direzione, emettendo un raggio traente. A quel punto possiamo decidere di evitarlo e proseguire la partita in modalità canonica, oppure rischiare e farci sottrarre in ostaggio una navicella per poi liberarla sparando con assoluta precisione al rapitore. Il premio in palio? Doppia navicella, doppio sparo, doppia possibilità di far fuori i nemici e una miriade di punti in attesa di essere messi in saccoccia, o meglio, nella stiva!

Galaga, con questa trovata tanto semplice quanto folgorante, metteva per la prima volta il giocatore davanti alla possibilità di scegliere come agire all’interno di uno shooter, solitamente un genere relegato a dinamiche semplicistiche come “fuggi e spara” e niente più. Scelta, tra l’altro, che aveva un impatto enorme nell’economia della partita, tracciando una linea tra il giocatore casual e l’esperto che invece voleva abbattere ogni record. Nel micromondo delle “vecchie” sale giochi, era la prassi imparare dai secondi per emanciparsi dall’etichetta appiccicata ai primi. 

Il gioiello Namco è uscito per qualsiasi piattaforma, seguito da così tanti cloni che numerarli tutti sarebbe un’impresa titanica: un titolo esemplare, che su Atari trovò tra l’altro una conversione davvero niente male e che io possiedo con l’orgoglio di chi, in passato, smise di allungare il collo dietro le spalle dei ragazzi più grandi per imparare da loro e oggi, con un sapore agrodolce sulla lingua, si ritrova durante le feste a insegnare ai cuginetti l’importanza di farsi catturare dai nemici: una resa provvisoria, prima della riscossa che tanto lo sappiamo, prima o poi, arriva sempre.

Game Cover
9

Pro

Arcade allo stato dell’arte: frenetico, strategico, un gioco dove l’abilità e i riflessi diventano parte del divertime

Superiore al prequel Galaxian, Galaga rinforza la visione degli shooters presentando elementi classici con innovazioni nel gameplay mai viste prima di allora (la cattura della navicella)

Dimostrazione memorabile, eterna, di quanto un titolo possa essere perfetto senza puntare tutto sull’aspetto grafico o una storia articolata: terrestri contro alieni, spara, evita, fai punti, non serve altro a volte. Si capisce appena che è uno dei miei giochi preferiti, vero?

Contro

Tecnicamente parliamo di un gioco di oltre quarant’anni fa, il suo aspetto minimale potrebbe far storcere il naso a chi non è cresciuto “facendosi gli occhi” con un comparto grafico ai minimi termini

Completo
29,84 €
Nuovo
32,39 €
Gradato
111,92 €
author

Simon Larocca

Scrittore e socio di Retroedicola Video Club

Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.

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