di Simon Larocca
17/03/2025
La notte stellata si contende il dominio del cielo con la luna, mai così alta e luminosa. Sulle scogliere a ridosso del villaggio giapponese dove sei nato, ti prepari a sfoderare la katana, consapevole che il tuo avversario non è un samurai comune, bensì Haohmaru, il più grande spadaccino vivente della tua epoca.
E sarà uno scontro all’ultimo sangue.
Pochissimi picchiaduro hanno saputo trasmettere l’epicità dei duelli all’arma bianca e la classe raffinata di un combat system unico nel suo genere: uno di questi è Samurai Showdown, capolavoro Neo Geo prodotto da SNK e capostipite di una speciale branca dei fighting game, ossia quella con l’ausilio delle armi bianche.
Conosciuta nel Sol Levante con il nome suggestivo di Samurai Spirits, questa saga iniziò addirittura nel 1993 e a oggi vanta ben sei capitoli ufficiali, con l’aggiunta di numerosi spin off e persino una versione di stampo RPG.
Dopo l’enorme successo del primo titolo, il seguito uscì l’anno immediatamente successivo: il 1994 fu un anno prolifico in tema videoludico, ma non per quanto concerne i picchiaduro. Samurai Showdown II fu una vera e propria manna dal cielo, grazie a un gameplay stiloso e la riproposizione degli entusiasmanti scontri a suon di spadate, stoccate precise e fendenti capaci di affettare a metà i propri nemici (letteralmente!).
Siamo nel diciottesimo secolo, un’era in cui non tutti i territori giapponesi godevano di diritti, privilegi e soprattutto ricchezze come gli stati centrali: prendendosi molte libertà creative, gli sviluppatori del gioco implementarono tutta una serie di creature uscite dal folklore orientale, dai terribili oni agli yokai, delineando così scenari sovrannaturali accanto ad arene che sembrano uscite da un film storico diretto da Akira Kurosawa.
Il mio primo approccio al titolo in questione avvenne all’interno di una sala giochi del centro: attirato dal clangore delle armi e dalle spalle agitate dei due contendenti in piedi di fronte al cabinato, mi sporsi per assistere alla tenzone: nulla fu più come prima. La colonna sonora del gioco è quanto di più affascinante possiate mai ascoltare, con i suoi tamburi evocativi e le sonate struggenti ricreate con il pizzicare di corde dello shamisen.
E poi ci sono i silenzi. Tra uno scontro e l’altro, i nostri avatar sullo schermo tendono a studiarsi, e i gamers fanno lo stesso per mimesi, come se fossero irretiti dalla magia senza tempo di un’epoca dove il cuore trafitto da una lama fredda significava spesso morire con onore, morire bene.
Tutto questo è Samurai Showdown II, che come tutti i seguiti che si rispettino vanta un roster con molti più guerrieri, combo più elaborate e spettacolari e una storyline talmente coinvolgente che vi farà venire voglia di finire il gioco con tutti i lottatori, così da vedere ogni finale disponibile, ognuno di essi personalizzato e pregno di un pathos che mette i brividi.
Tradizionalmente, ogni beat’em up post-Street Fighter prevede alcune regole non scritte, come l’inserimento tra i personaggi selezionabili di un personaggio assimilabile al Ryu della Capcom e la sua controparte meno zen e più votata all’esuberanza: Samurai Showdown II non tradisce le aspettative. Il samurai errante Haohmaru, infatti, è il ronin per eccellenza, un Ryu caotico buono in cerca di giustizia e vendetta, tanto abile con la katana quanto propenso a soddisfare il palato con qualche sorso di sakè, durante la lotta. Dall’altra parte la new entry Genjuro Kibagami, potente guerriero dalla coda di cavallo e altrettanto inarrestabile quanto il biondo Ken.
Alternando sezioni di gioco in cui dovrete pigiare come dei barbari forsennati il pulsante d’attacco per disarmare l’avversario e ottenere un vantaggio a inizio scontro, ad altre in cui sarà necessario studiare il momento propizio in cui affondare la lama contro il nemico e trasformare l’apertura nella sua difesa in una vittoria schiacciante per voi, Samurai Showdown II si erge come pilastro del genere, e se mai doveste vedermi giocare con il mio Hattori Hanzo, badate bene se intendete sfidarmi davvero: lo spirito di un guerriero arde per la vittoria!
Pro
Degno seguito di un capolavoro riconosciuto, tutto è migliorato e non si poteva chiedere di meglio
Ritroviamo quasi tutti i personaggi carismatici che hanno reso il primo capitolo un must, sprite e movimenti in linea con lo stile di combattimento adottato
Arene uniche nel loro genere, atmosfere che vi caleranno in un Giappone violento e affascinante
Contro
Il gioco è quasi del tutto esente da difetti: forse la direzione intrapresa dalla serie, votata a scontri ragionati e tattici piuttosto che a frenetici scambi di calci e pugni senza arte né parte, non lo rende adatto a tutti
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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