Skate Boardin’ , evoluzioni arcade sulle orme di Tony Hawk!

Skate Boardin’ , evoluzioni arcade sulle orme di Tony Hawk!

C'era una volta

di Simon Larocca

20/01/2026

Se mi concentro abbastanza da risvegliarne i ricordi, assopiti da qualche parte tra le notti magiche del 1990 e i tiri a effetto involontari con il mio inseparabile SuperTele nerazzurro, riesco ancora a vedermi. Lì per terra sull’asfalto, le ginocchia sbucciate e le ruote consunte dello skateboard che girano a vuoto, mentre l’asse da stiro più ganza dell’universo giace sulla schiena dopo l’ennesimo capitombolo del sottoscritto. Che se la rideva, felice di essersi fatto male e lo sapeva.

Niente telefonini né Tik Tok improbabili scimmiottando ballerini che non saremo mai, ma solo adrenalina e acrobazie pericolosissime allo skatepark, emulando sua maestà Tony Hawk! Come direbbe il mio amico skater Luca, “certi trick sono pura poesia” ed è proprio in nome di quel lirismo on the road che Atari pubblicò Skate Boardin’ per la sua console principe, in quel lontano e seminale 1987.

A prendere le redini del progetto fu Absolute Entertainment, una delle tante società di sviluppo pioneristiche che in quegli anni post-crisi (il momento più grigio della storia dei videogiochi) sgomitava a suon di idee, sogni e visioni in formato pixel: alla guida di questo half pipe creativo c’era nientemeno che David Crane, salito alla ribalta nell’industria grazie a quel capolavoro di riflessi, imprecazioni e ambientazioni esotiche chiamato Pitfall, un giocone, credetemi. Skate Boardin’ doveva assolutamente acchiappare l’interesse degli appassionati di videogiochi con un livello di difficoltà che fosse abbastanza stimolante. Allo stesso tempo, Atari sapeva bene che per un gioco dalla natura così particolare, a metà tra la disciplina sportiva e l’esperienza di strada in stile PaperBoy (se non sapete cos’è vi lancio un quotidiano in faccia!), si rendeva necessario lavorare anche di marketing, così da attirare anche i veri skaters, una vera e propria legione negli Stati Uniti. 

Impersonando un giovane scavezzacollo in ritardo per la scuola, affronteremo un percorso cittadino pieno zeppo di rampe, tubi e ostacoli vari che dovremo sfruttare per fare più punti possibile: l’obiettivo del gioco consiste nell’arrivare ai cancelli dell’istituto scolastico entro cinque minuti, contribuendo a rinfocolare nel giocatore la giusta dose di ansia. Attenzione però: per completare con successo la missione, intitolata pomposamente “The Cruise” nel manuale di istruzioni interno (bei tempi!), dovrete eseguire 50 tricks tra rampe e tubi.

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Il fascino letteralmente senza tempo di un titolo come questo non si svela solamente giocandoci: inserire la cartuccia nel vano della console è già di per sé un momento emozionante, così come l’avvio della schermata iniziale, con il titolo che campeggia fieramente insieme alla grafica che oggi definiremmo giustamente retrò, ma che in quegli anni di sperimentazioni rappresentava il massimo per i videogiocatori. La stessa copertina di Skate Boardin’, con quel tamarro in occhiali da sole, pantaloncini hawaiani e lo skateboard dai colori psichedelici che sta per compiere un boneless a ridosso di un furgone in mezzo alla strada, scatena nell’occhio dell’utente il desiderio proibito di inanellare tricks nei pomeriggi assolati di estati all’insegna del marinare la scuola.

Per farlo, potremo usufruire anche di un passaggio: una delle manovre più iconiche è quella che in gergo viene chiamata skitch: in Skate Boardin’, infatti, saremo in grado di afferrare un veicolo in movimento e chinarci per fendere l’aria in maniera ottimale. Questo ci permetterà letteralmente di bruciare le tappe tra una zona e l’altra, per poi sganciarci e riprendere la nostra crociata su strada!

Skate Boardin’ non è un gioco moderno, ovviamente: il gameplay è al limite del minimalismo e con gli occhi di oggi, l’aspetto grafico è certamente un reperto museale. Tuttavia, è ancora in grado di far divertire chiunque ci si cimenti, le evoluzioni con lo skate, gli effetti sonori così stupendamente Anni Ottanta rendono questo titolo un must… senza più bisogno di sbucciarsi le ginocchia.

Però, che rimanga tra noi, a me manca un po’ il Mercuro Cromo sulle sbucciature, a voi no?

Game Cover
7

Pro

Gioiello senza tempo per tutti gli amanti della tavola con le ruote, comandi semplici e partite rapide e divertenti

Se volete conoscere uno dei titoli che anticipò l’iconico “Tony Hawk’s”, questo è il momento

Consulenza di veri assi dello skate durante lo sviluppo del gioco, il che denota una cura non comune per il prodotto in essere, con tutti i limiti tecnici della console, ovvio.

Contro

Parliamo di un titolo per Atari del 1987: inconcepibile il paragone con qualsiasi titolo multidisciplinare sportivo di oggi, se cercate picchi di grafica e avete poca fantasia nell’immaginare ciò che non poteva essere riprodotto in pixel, guardate altrove.

Completo
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Nuovo
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Gradato
83,55 €
author

Simon Larocca

Scrittore e socio di Retroedicola Video Club

Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.

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