
di Simon Larocca
Riassumere in poche parole ciò che scaturiscono nella memoria e nel cuore dei videogiocatori le parole Monkey e Island, pronunciate nella stessa frase davanti a un vecchio Amiga o un pc, non è per nulla semplice. Se dovessimo sfogliare un ipotetico grimorio magico con tutte le cronache relative ai titoli che hanno fatto la storia del videogioco, le avventure del maldestro aspirante pirata Guybrush e la sua amata e coraggiosa Elayne troverebbero un posto rilievo in molti dei capitoli presenti.
Perché The Secret of Monkey Island, meraviglioso punta e clicca nato dalla mente geniale e creativa di Ron Gilbert, fin dalla sua uscita nel 1990 è il termine di paragone, oltre che modello, per qualsiasi videogioco venuto dopo. L’eredità che i vari seguiti, canonici e non, si portano sulle spalle è pesante quanto le casse di rum trafficate illegalmente dal villain della serie, LeChuck, zombi pirata dagli sporchi fini e dalla crudeltà infinita che farebbe impallidire persino la ciurma dello spettrale Olandese Volante, per non parlare del suo cuore (marcio) che batte ovviamente per l’unica donna che Guybrush abbia mai amato, la sopracitata Elayne!
Pubblicato su Amiga e Personal Computer, il titolo della mitica LucasArts ebbe altre conversioni, su Sega Cd, l’Atari ST e il giapponese FM Towns, progettato da Fujtsu che tra la fine degli Anni Ottanta e per gran parte del decennio successivo diventò molto popolare nel Sol Levante: una macchina di nicchia da noi, che però venne resa compatibile con i sistemi IBM grazie all’enorme libreria di videogiochi che offriva.
Tempo fa elencai tutte le caratteristiche peculiari di questo genere così in voga tra gli Anni Ottanta e Novanta, che ha vissuto di altalenanti mareggiate per i decenni successivi. Eppure, nonostante negli ultimi anni soprattutto gli sviluppatori di punta e clicca si siano orientati verso trame più adulte con tematiche decisamente meno leggere, un’avventura grafica - tipo nasce sempre nel nome del divertimento e della demenzialità. La prima sgangherata avventura di Guybrush ne è l’emblema, con le sue battute al fulmicotone e gag, con tutta una serie di stoccate tra i vari personaggi che rende la sceneggiatura di The Secret of Monkey Island meritevole di un film ad alto budget, ed è mooolto strano che Hollywood non abbia mai messo gli occhi sulla saga, considerando chi c’era dietro LucasArts all’epoca.
E il termine “stoccate” non è stato tirato fuori per caso: uno degli elementi principali del gameplay consiste nel duellare con i nemici a suon di insulti, avvalendosi di una tipica modalità a scelta multipla tra varie frasi colorite che dovremo scegliere e schiaffare in faccia dapprima al Maestro di Spada e poi ai pirati presenti nei giochi successivi.
La tragicomica epopea di Guybrush diventerà sempre più epica con l’espansione dei mondi di gioco e nuove trovate argute, sia per quanto riguarda gli sviluppi di trama che gli enigmi, vero e proprio fiore all’occhiello di una saga che ha fatto scuola: Ron Gilbert definì i punti fermi del genere con le sue famose dodici regole, la cui principale, quella riferita alla necessità di non far morire mai il personaggio principale, è oggi probabilmente la più controversa visto che le avventure grafiche moderne tendono invece a ignorarla. L’isola di Melée Island offre una galleria di personaggi non giocanti strampalati e divertenti, la dinamica prendi oggetto-usa oggetto viene proposta con tutta una serie di variabili che non sempre sono di immediata comprensione, ma i puristi del genere vi diranno che è proprio questo il bello del gioco! Musiche dalle sonorità caraibiche, grafica curata e in stile a cartoni animati, con l’avvento della tecnologia a scaling e soprattutto una quantità industriale di citazioni e battute che vi faranno sbellicare per tutta la durata del gioco. E credetemi, se non siete avvezzi al genere, dedicherete molto tempo alle avventure di Elayne e Guybrush, del resto come diceva (più o meno) il poeta: come è divertente naufragare in questo mar!

Pro
Capostipite delle avventure grafiche punta e clicca di nuova generazione, ha creato uno standard, divertito generazioni di giocatori e giocatrici e dato vita alla saga più famosa di tutti i tempi. Basterebbe questo per motivare chiunque a giocarlo
Battute divertenti e personaggi iconici, è il caso di dirlo. Guybrush ed Elayne coppia anticonvenzionale che funziona meravigliosamente bene
Comparto puzzle di primo livello: enigmi semplici e immediati alternati a rompicapo che fanno spremere le meningi: ciò che si chiede da un punto e clicca qui lo si ottiene con gli interessi
Contro
No, non esiste nessun contro: non amare The Secret of Monkey Island significa non amare i videogiochi. Punto.
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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