E.T. Phone Home, una chiamata verso le stelle!

E.T. Phone Home, una chiamata verso le stelle!

Eroi del tempo

di Simon Larocca

23/01/2026

Il termine blockbuster, ovvero quelle pellicole cinematografiche che per una serie di concomitanze fortunate (battage pubblicitario ben riuscito, personaggi iconici e una larga diffusione nelle sale di tutto il mondo) diventano così popolari da essere riconoscibili e apprezzate anche a distanza di tempo, non è nato con la saga fracassona di Fast and Furious e nemmeno con i supereroi Marvel: bisogna puntare il telescopio del tempo molto più indietro, più precisamente all’inizio degli anni Ottanta, quando un regista giovane e di belle speranze di nome Spielberg trasformò il desiderio infantile e universale di chiamare a casa in qualcosa di memorabile: così nacque E.T – l’Extraterrestre.

E da quel giorno, il mondo dei videogiochi non fu più lo stesso, perché E.T. è (purtroppo) sinonimo del più grande fallimento per Atari 2600, ma con la sua versione E.T. Phone Home nel 1983 riuscì in qualche modo a correre ai ripari, benché il danno maggiore, sotterrando migliaia di copie invendute nel deserto (vi giuro che è tutto vero!), era ormai stato fatto.

E.T. Phone Home prende fin da subito le distanze dal suo sfortunato predecessore, uscito l’anno prima, portando al centro della scena non più il simpatico alieno dalla falange lucente e curativa, bensì il suo migliore amico terrestre, Elliott, il bambino dalla leggendaria felpa rossa con il cappuccio la cui missione consisterà nel recuperare i “pezzi” necessari per contattare la famiglia tra le stelle dell’alieno e quindi condurli sulla Terra, così da riportarlo davvero a casa. 

Un’inversione di tendenza molto forte, per quanto riguarda l’impianto narrativo se così vogliamo chiamarlo, perché di fatto “mette da parte” il personaggio principale, figura di estremo successo su celluloide ma ahinoi dolorosamente fallimentare sul piano prettamente videoludico. 

Rigorosamente in single player, muoveremo il piccolo e coraggioso Elliott nei meandri della sua cittadina di provincia, tra boschi, strade e case alla ricerca dei pezzi necessari per costruire il telefono di cui l’alieno ha bisogno: potremo muoverci in tutte e otto le direzioni possibili mediante il joystick, quello strumento malefico che attaccavi con le ventose sul tavolo e che si rischiava di staccare dalla sua base ogni volta che giocavi. Durante la quest, vitale sarà evitare a tutti i costi di incontrare forze dell’ordine e uomini del governo, il cui unico scopo è catturare E.T. per studiarlo come una cavia, negandogli il diritto della telefonata, altrimenti incapperemmo in un bel paradosso.

Il gameplay di E.T. è basicamente tutto qui: aggirarsi negli schemi di gioco proposti, collezionare gli items necessari per assemblare l’apparecchio di cui E.T. ha bisogno ed evitare di farsi beccare con le mani nel sacco. Graficamente c’è un bel salto in avanti, le texture delle case, degli alberi e delle automobili dei quartieri sono godibili (parliamo di 40 anni fa), si può selezionare il livello di difficoltà e questo diventa importante se dovessimo avere problemi nel portare a termine il gioco, nel quale vedremo il disco volante dei genitori di E.T. arrivare sulla Terra per il recupero del figliol prodigo, proprio come nel film.

A differenza del gioco per 2600, c’è da dire che l’impegno per offrire qualcosa in più c’è e si vede, come per esempio la possibilità di contattare telepaticamente l’alieno, rimasto a casa privo di energie, così da avere costanti promemoria sui pezzi che ci mancano per completare la missione. Ma cercare a tutti i costi di dare una chance a un gioco nato vecchio persino per i suoi anni non sarebbe oggettivo, ammettiamolo: pur con delle aggiunte interessanti come la barra di energia di Elliott, che si abbassa gradualmente con il trascorrere del tempo e concede alla giocabilità generale un senso di urgenza che ne aumenta la difficoltà (e longevità), E.T. Phone Home offre sì un’esperienza significativa dal punto di vista prettamente storico, ma mantiene la maggior parte dei difetti del suo sfortunato predecessore.

author

Simon Larocca

Scrittore e socio di Retroedicola Video Club

Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.

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