di Simon Larocca
23/03/2025
Tutte le nostre esperienze sono costituite da una zona di comfort nella quale viviamo a nostro agio e un’altra che potremmo definire sconosciuta, ignota, una giungla inesplorata ma che ci attira inesorabilmente e a cui difficilmente sappiamo resistere. Come l’esistenza umana, in fondo: un viaggio nel quale il nostro essere trasla da un punto A a un punto B, in una sequenza costante e continua.
L’avvento della Realtà Virtuale nel mondo videoludico è stato un momento storico più unico che raro, declinato dai primi timidi tentativi negli Anni Ottanta con romanzi d’anticipazione e film più o meno riusciti che ne esaltavano la potenza immersiva. Oggi, i visori VR e titoli sempre più competitivi tra loro sono una realtà tutt’altro che virtuale: Oculus Rift e persino il troppo sottovalutato casco della PlayStation hanno fissato nuovi standard di riferimento. Di conseguenza, va da sé che l’utente medio, abituato a impugnare joystick o joypad per affrontare i livelli sparatutto di R-Type o le implacabili scelte morali di un Life is Strange qualunque, si ritrova a entrare, con tutti e cinque i sensi coinvolti in maniera massiva, dentro il videogioco.
Da A a B, dicevamo.
E quando avviene, la percezione che si ha del Gioco con la G maiuscola cambia radicalmente. Fin da bambino, ognuno di noi ha sognato almeno una volta di prendere il timone del galeone e sfuggire ai pirati solcando onde impetuose (o essere il bucaniere con la benda sull’occhio pronto all’arrembaggio, il lato oscuro seduce sempre!) oppure l’eroe che sconfigge orchi bavosi e mostri giganteschi con spada, incantesimi e una buona dose di incoscienza.
Entrare con la fantasia tra le pagine di un libro non ha eguali, ma tutto si evolve, le persone e le generazioni stesse mutano con il favore del vento del cambiamento e non si può ignorare qualcosa di così epocale e travolgente come il concetto stesso di Realtà Virtuale. Grazie a titoli come l’epico Asgard’s Wrath e l’adrenalinico Star Wars Squadron per Ps4 possiamo diventare protagonisti assoluti delle avventure su schermo. Indossiamo un casco ed ecco che per magia affrontiamo duelli incredibili circondati dal clangore delle spade e veleggiamo verso Coruscant alla ricerca di una base nemica dei Sith, e così via.
E il Videogioco Classico? Quello con cui siamo cresciuti noi, figli di un dio del tempo tutt’altro che minore, benedetti dall’aver visto i primi cabinati montati nei locali più reconditi dei bar avvolti da nebbie di fumo di sigaretta e i commenti degli anziani «che quelle macchinette infernali fanno più casino che altro?». Come direbbe il replicante di Blade Runner, tutto questo andrà perduto per sempre come lacrime nella pioggia?
No. Non può e non deve succedere. E credetemi quando vi dico che non è la stoica e patetica resistenza verbale di un nostalgico, bensì la consapevolezza che se è vero che tutto cambia e si evolve, vi sono eccezioni che confermano persino questa regola naturale. Ciò che rende il media videogioco così unico e fantastico non è l’industria o il fatturato miliardario di titoli come Zelda o Elden Ring, videogiochi normali, non certo in realtà virtuale: io ritengo che finché esisterà la capacità d’immaginazione del giocatore, la skill passiva più potente di tutti i tempi, giocheremo ancora a lungo come abbiamo sempre fatto.
La Realtà Virtuale non è il nemico, ma un sintomo tangibile dell’evoluzione tecnologica, qualcosa da abbracciare e capire e non demonizzare. Il coinvolgimento audiovisivo e l’esperenziale magia di un gioco fruito con il casco in testa e i guanti appositi ci catapulta anima e cuore dentro l’avventura che scegliamo di vivere.
I nostri sensi, seppur consapevoli del fatto che stiano venendo letteralmente presi in giro dall’impianto fittizio di un mondo dalle pareti che in realtà non esistono, ci restituiscono emozioni e brividi in quantità, facendoci sentire unici in un modo tutto nuovo e tutto ancora da scoprire.
Ma a fare la differenza, lo ripeto, siamo noi. La capacità di immaginare, ancor prima che lo faccia uno strumento freddo e artificiale per noi, è ciò che ci rende umani, giocatori, protagonisti.
Vivi.
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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