di Simon Larocca
31/03/2025
Io me lo ricordo bene, quel cappellino.
I cabinati del circolo Torretta di Asti, la lotta spalla a spalla e schiaffi a schiaffi per acchiappare la postazione del player one a Street Fighter e la voglia di competere con i migliori giocatori del quartiere. Poi arriva il tecnico delle monetine con un nuovo cabinato, lo installa accanto al picchiaduro di Capcom e non appena lo accende, ecco sventolare il logo di SNK con la fierezza di uno sfidante che sa il fatto suo: ed è così che conobbi Fatal Fury, il mio mondo non fu più lo stesso dopo quel giorno del 1991.
Ventisei anni dopo l’ultima installazione della serie dei “lupi affamati”, come recita il titolo originale, le console di nuova generazione si apprestano a ospitare il grande ritorno del picchiaduro firmato SNK: seguito ufficiale del bellissimo e stiloso Garou: Mark of the Wolves, titolo conosciuto soprattutto per aver dato prova che anche gli eroi dei videogiochi possono cambiarsi d’abito come dimostra Terry Bogard, Fatal Fury: City of Wolves si avvia ai blocchi di partenza pronto per sfidare ancora una volta l’ultimo Street Fighter e i vari epigoni prodotti in questi ultimi anni.
La data in cui potremo finalmente prenderci a botte con furia fatale è fissata per il 24 Aprile 2025, e chi di voi non vede l’ora alzi la mano!
Ecco, ora posso tornare a scrivere.
Come vi dicevo, la storia riparte proprio da dove l’avevamo lasciata (no spoiler!) e rivedremo vecchie conoscenze e new entry destinate a lasciare il segno. La saga di Fatal Fury ha consegnato agli annali un gameplay innovativo, arene su più piani (così come avviene in King of Fighters, serie che, insieme ad Art of Fighting, potremmo definire gemella e piuttosto famosa sia in Oriente che da noi) e personaggi dalla caratterizzazione iconica, entrati nel mito: Terry Bogard con il suo cappellino, appunto, oppure Joe Higashi creatore di trombe d’aria in formato bonsai, per non parlare di Andy Bogard, fratello tamarro di Terry e soprattutto odiatissimo (lo so, brutta cosa l’invidia) fidanzato ufficiale della Samantha Fox in pixel di quegli anni, ovvero la signora dei ventagli Mai Shiranui.
Come è giusto che sia, i tempi cambiano e anche le meccaniche di gioco in un titolo che fa degli scontri spettacolari il suo marchio di fabbrica devono evolversi, andando ad abbracciare non solo i gusti dei gamers odierni ma anche le diverse tecnologie, le periferiche di gioco e una serie di innovazioni impossibili da relegare in un angolo.
Oltre a una modalità RPG in free roaming per la città di South Town, che ammetto stuzzicarmi tantissimo, e l’introduzione nei DLC di personaggi guest star come Ken e Chun Li dal “rivale” Street Fighter, è già stato annunciato un combat system originale, chiamato Sistema Rev. Un concentrato di riempimento barre e combo che permetterà ai combattenti di usufruire di mosse speciali e dal potenziale distruttivo altissimo fin dai primi secondi della battaglia.
Va da sé che questo non potrà che rendere i duelli fin da subito frenetici, giocando su intensità e un potente boost adrenalinico per i giocatori.
A scapito della strategia e dello studio dell’avversario, prerogativa che si rispettava sempre negli anni d’oro dei cabinati? Forse.
Crescendo a suon di hadoken di Ryu e Power Wave stordenti di Terry Bogard, ho imparato ad apprezzare il valore delle contromosse (oggi fa figo dire counter) e delle parate attivate con il giusto tempismo (oggi fa ancora più figo dire parry), quindi sono davvero curioso come i fuochi d’artificio del sistema Rev verranno integrati nel prossimo capitolo di una saga decennale, che conta ancora oggi milioni di appassionati, nuovi giocatori che hanno imparato ad amare Fatal Fury con il passaparola dei genitori, coloro che una trentina d’anni fa spendevano duecento lire come se non ci fosse un domani, e che quando sconfiggevano l’avversario alzavano il braccio in alto, si levavano il cappellino e lo scagliavano contro il flipper di Arma Letale attaccato al muro!
Me lo ricordo bene, quel cappellino.
Era il mio.
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
Simon Larocca
Scrittore e socio di Retroedicola Video Club
Mi chiamo Simon Larocca, e sono un videogiocatore, collezionista e amante della cultura pop in tutte le sue forme. Vado al cinema ogni volta che posso, leggo da quando porto gli occhiali, quindi da sempre, e ho la passione per lo storytelling in tutte le sue forme, così dirompente da farla diventare una professione. Ma come direbbe Doc di Ritorno al Futuro, non ci sarebbe presente se non si guardasse al passato con rispetto e ammirazione, ed è il Simon bambino di più di trent’anni fa, anno più anno meno.
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